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Neve e ghiaccio sul tetto: i quattro punti che cedono per primi

Redazione MDA Impresa Edile 4 min di lettura

Settembre e ottobre sono i mesi giusti per guardare il tetto con attenzione. Non perché il freddo arrivi domani, ma perché sono le ultime settimane in cui si sale in copertura con calma, su una superficie asciutta e sicura, senza rincorrere un'emergenza.

Quando la neve arriva davvero, il problema quasi mai è il peso. Una copertura residenziale costruita a regola d'arte regge senza fatica le nevicate del Nord-Est. A fare danno è un ciclo molto più banale: la neve si scioglie di giorno, l'acqua scende verso la gronda, di notte rigela. Ripetuto per settimane, quel ciclo cerca ogni debolezza della copertura e la apre.

Sono quasi sempre gli stessi quattro punti.

La linea di gronda che diventa una diga di ghiaccio

È il caso più frequente e il meno conosciuto da chi abita la casa. Il sottotetto caldo scalda il manto dall'interno, la neve appoggiata sopra comincia a sciogliersi e l'acqua scorre verso il basso. Quando arriva sulla parte a sbalzo della falda, quella che sporge oltre il muro e resta fredda, l'acqua rigela e forma un cordone di ghiaccio lungo tutta la gronda.

Da quel momento il cordone lavora come una piccola diga. L'acqua che continua ad arrivare non trova sfogo, si ferma e comincia a risalire sotto le tegole. Le tegole non sono impermeabili: sono fatte per far scorrere l'acqua verso il basso, non per trattenerla ferma. Bastano pochi centimetri di risalita perché l'acqua passi sotto e raggiunga il tavolato.

Il segnale si vede da terra, senza salire: ghiaccioli lunghi e spessi lungo tutta la linea di gronda, non solo agli angoli. E la causa, nella maggior parte dei casi, non è il manto. È il sottotetto che disperde calore.

Il camino e le scossaline

Il camino è il punto in cui il manto si interrompe e deve essere raccordato a un elemento verticale in muratura. Quel raccordo si chiama scossalina e, sui tetti in tegole o coppi, si fa in piombo: un foglio morbido, battuto a mano sul profilo esatto del manto, risvoltato nella muratura e chiuso con un filetto di malta.

Il piombo funziona per due motivi. Si modella sulla forma reale delle tegole, quindi non lascia il canale d'aria che una lamiera rigida lascia sempre. E accompagna i piccoli movimenti del camino senza spaccarsi.

Le soluzioni improvvisate si riconoscono a colpo d'occhio: una scatola di lamiera lucida montata attorno alla canna, una colata di silicone sopra la fessura, una fascia bituminosa adesiva incollata sul coppo. Tengono una stagione o due. Con il gelo cedono prima.

Se la macchia di umidità dentro casa compare vicino alla canna fumaria, il camino è il primo indiziato.

Scossalina in piombo battuta sul profilo dei coppi e chiusa con un filetto di malta: è il raccordo che regge il gelo.
Scossalina in piombo battuta sul profilo dei coppi e chiusa con un filetto di malta: è il raccordo che regge il gelo.

Le grondaie piene di foglie

Una grondaia ostruita a novembre è una grondaia piena di ghiaccio a gennaio. L'acqua che non scende resta ferma, gela, aumenta di volume e spinge su giunzioni, ganci e pluviali. Nei casi peggiori il canale si stacca dalla staffa e porta via un pezzo di frontalino.

La pulizia va fatta in una finestra precisa: dopo la caduta delle foglie e prima delle prime gelate. È l'intervento più economico che esista su una copertura ed è anche quello che viene rimandato più spesso.

Vale la pena controllare, nello stesso passaggio:

  • che i pluviali scarichino davvero e non siano ostruiti a metà;
  • che le staffe non siano allentate o arrugginite;
  • che l'acqua finisca nel pozzetto e non contro il muro;
  • che le giunzioni non perdano già adesso, con la pioggia.
Grondaia piena di foglie a fine novembre: alla prima gelata diventa un blocco di ghiaccio che spinge sui ganci.
Grondaia piena di foglie a fine novembre: alla prima gelata diventa un blocco di ghiaccio che spinge sui ganci.

I punti riparati in fretta negli anni scorsi

L'ultimo punto debole non è una parte del tetto: è un pezzo della sua storia. Una tegola rimessa a posto senza fissaggio, un colmo ripreso solo con la malta, una guaina rappezzata sopra quella vecchia senza pulire il fondo, una scossalina sigillata con il silicone invece che rifatta.

Sono riparazioni che d'estate non danno nessun segnale. Con il gelo si aprono per prime, perché il ghiaccio lavora esattamente dove due materiali diversi si toccano senza essere davvero collegati.

Se sapete dove si è già intervenuto in passato, ditelo a chi sale sul tetto: sono i punti da guardare per primi.

Cosa conviene fare adesso

Un controllo prima dell'inverno non è un lavoro lungo. Si sale in copertura, si guarda il manto nelle zone critiche, si verificano gronde, pluviali, scossaline e camino, si controlla il sottotetto dall'interno quando è accessibile, e si mette per iscritto quello che si è visto, con le fotografie.

Se emerge qualcosa, quasi sempre si tratta di interventi piccoli: mezza giornata di lavoro e una cifra che è una frazione di quello che costerebbe rifare un tavolato marcito o un soffitto rovinato. Se non emerge niente, si passa l'inverno tranquilli, che è comunque il risultato che si cercava.

Il sopralluogo lo facciamo gratuitamente in tutta la nostra zona, fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, e il preventivo arriva scritto, voce per voce. Chi preferisce parlarne prima al telefono può chiamarci direttamente.

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